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Nessuna sponda a coinvolti in inchieste Mafia Capitale, mia porta sbarrata. Buzzi parla di me con disprezzo perché sordo a sue richieste

Nessuna sponda a coinvolti in inchieste Mafia Capitale, mia porta sbarrata. Buzzi parla di me con disprezzo perché sordo a sue richieste

(10/06/2015) - Ho cercato di tenere, in questi giorni, un basso profilo relativamente alle molteplici illazioni che sono state fatte intorno al mio nome, per rispetto del ruolo istituzionale che ricopro. Ma quando è troppo è troppo. Non ci sto a prestare il fianco a questo gioco al massacro, né a fare il bersaglio di certe ricostruzioni giornalistiche più che superficiali. Ciò che emerge con chiarezza nei brogliacci di cui si legge ormai ogni giorno è una cosa soltanto: se qualcuno fosse mai venuto a bussare alla mia porta l'avrebbe trovata non chiusa, sbarrata. Non so se essere lusingato dal disprezzo che Buzzi mostra nei miei confronti nelle sue conversazioni.

Leggo che pensa di me che dormo, che mi devo dare una svegliata, che non capisco, che sono addirittura ‘fuso’. Parole offensive che testimoniano con nettezza la frustrazione di Buzzi nei miei confronti. Dimostrano che, se Buzzi cercava in me una sponda, non l'ha mai trovata. Tanto che parla di me con disprezzo e veemenza. Il riferimento al presunto posto di lavoro che avrei chiesto a Buzzi mi fa quasi sorridere e comunque si tratta solo delle sue parole riferite ad altri. Ma poniamo pure che in questi anni io possa aver chiesto alla cooperativa 29 Giugno di assumere qualcuno. Per chi mi sarei speso? Per un mio parente o un mio amico? Mai! L'avrei certamente fatto per un disperato, però. Magari per un detenuto che per uscire dal carcere aveva bisogno di un lavoro per ottenere le misure alternative. E qual è il compito della cooperazione sociale se non quello di reinserire queste persone?

È evidente che se il sistema Buzzi prevedeva un do ut des io non sarei mai stato disponibile. E mai lo sarò per nessuno. Non avrei mai accettato una sorta di sistema ricattatorio sulla pelle dei poveracci. E allora è chiaro che sarei passato come uno che non ci sente. Come si suol dire: 'non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire'. Questa storia è sempre più nauseante, ma ciò che conta davvero è che la Procura ha fatto un lavoro serio e meticoloso nel cercare e trovare riscontri a tutte le vanterie e millanterie che le persone coinvolte nell'inchiesta hanno diffuso.

A mio carico non esiste alcun riscontro ed è con la serenità della coscienza pulita che vado avanti, malgrado l'amarezza di constatare quotidianamente la superficialità di certi titoli di alcune testate giornalistiche e la voracità del tritacarne mediatico. Diffido chiunque a perseverare in questa squallida operazione di diffamazione ai miei danni. In caso contrario, darò mandato ai miei avvocati di tutelare la mia persona e la mia immagine per le vie legali.

 

 

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